• claudia annechini

Stimolare la conoscenza: il lato umano e sociale del museo.



Oreste Veronesi, impiegato e storico.

Parlaci di te.

MI chiamo Oreste Veronesi, sono un impiegato, ma anche un laureato e appassionato di studi storici.

Di quale museo ci vuoi parlare oggi?

A inizio Gennaio ho visitato il Museo Cervi, in provincia di Reggio Emilia. Sono stato invitato invitato dalla famiglia della mia compagna a visitarlo e ho accettato di buon grado. Conoscevo vagamente la storia dei sette fratelli Cervi, uccisi in quanto resistenti al regime di Mussolini. La loro Casa è stata trasformata in un museo in cui si raccontano le vicissitudini di una famiglia contadina nell'Emilia del primo Novecento, nonché le loro tensioni politiche: come sono nate, come si sono manifestate, in quale contesto etc.


Quale oggetto esposto ha catturato maggiormente la tua attenzione?

Il mappamondo, che è anche il simbolo del Museo. Rappresenta il segno distintivo di una famiglia che, nonostante la povertà e l'assenza di un sistema consolidato di studi, ha sempre teso all'accrescimento delle proprie conoscenze tecniche (e qui anche i libri collezionati, e gli attestati dei corsi d perfezionamento a cui hanno partecipato, sono interessanti) e culturali, che non si è accontentata della sopravvivenza materiale. E questo gli ha permesso di trasformarsi anche in innovatori nel settore agricolo.


Alcide Cervi,"Papà Cervi", con il mappamondo issato al di sopra del trattore con cui la famiglia lavorava i campi.

Hai imparato qualcosa di nuovo?

Non conoscevo la storia familiare della famiglia Cervi, vagamente la struttura contadina dell'epoca, che ho letto nei romanzi di Valerio Vangelisti. E sono rimasto anche molto incuriosito dai loro rapporti con la famiglia di burattinai e teatranti Sarzi.


Ti sei sentito coinvolto emotivamente dai contenuti della mostra?

Come dicevo prima, mi ha colpito la loro tensione allo studio e quindi, appunto, l'esposizione dei certificati a corsi di approfondimento tecnico, nonché libri sulla tecniche di lavoro con le api, ad esempio. Mi è sembrato il tratto distintivo di una cultura popolare tutt'altro che stereotipata nel povero e ignorante contadino che pensa al proprio e basta, nonostante emerga attraverso la storia di una famiglia tutt'altro che comune.


Hai visitato la mostra da solo o con qualcuno?

Ho visitato la mostra con la mia ragazza e la sua famiglia. Trovo più interessante visitare un museo in compagnia, con qualcuno esperto del tema o di alcuni particolari, che non conosco o non avevo pensato. Ma anche il semplice fatto che mi vengano posti punti di vista diversi dal mio, rispetto ad una mostra, credo sia un valore aggiunto.


Cosa hai pensato riguardo l’ architettura del museo?

Il Museo Cervi mi è piaciuto molto perché mi sembra mantenga l'intimità familiare, che si vive anche con l'assenza di troppe luci e quindi con la valorizzazione della luminosità naturale. Ma ho apprezzato molto la diversità di supporti comunicativi, mi è sembrato un museo vivo, che riusciva a comunicare molto bene: dall'arredamento mantenuto perlopiù autentico, ad un supporto video originale e coinvolgente sul contesto storico in cui visse la famiglia Cervi; alle citazioni di figure del Novecento Italiano che hanno conosciuto i Cervi; all'esposizione di documenti della famiglia che raccontano anche l'Italia di quegli anni ed erano esposti tramite supporti mobili.

Ho apprezzato infine la scelta di costruire i supporti e altre parti dell'itinerario in ferro marrone: non snaturava la luce e i colori dell'ambito familiare e del periodo storico in cui era ambientato.

Come hai trovato il design espositivo?

A questo ho risposto in gran parte prima, come dicevo sono rimasto davvero molto colpito dalla capacità di rendere la Casa comunicativa e al tempo stesso non noiosa, mantenendo però una naturalezza dell'ambiente di vita.

Cosa della mostra ti è piaciuto e cosa non ti è piaciuto?

Ho apprezzato praticamente tutto: la storia della famiglia molto intensa e articolata, l'accoglienza molto cortese, l'atmosfera familiare e il museo appunto accogliente ed efficacie. Anche l'info-point con materiali sia di approfondimento che di ricordo, era a misura della casa eppure non era per nulla superficiale o commerciale in senso negativo.

Se dovessi fare un appunto sarebbe rispetto alla guida di quel giorno: era formata, ma solo rispetto ad un format pre-impostato un po' ristretto. Sarebbe stato più affascinante e coinvolgente fosse effettivamente competente del contesto e di alcune curiosità. Ma rispetto alla dimensione del museo, al servizio offerto e al costo (davvero economico: 3 euro compresa la guida) si tratta davvero di un dettaglio.

Che sensazioni ti ha lasciato questa mostra?

Sono rimasto decisamente soddisfatto, mi ha stimolato inoltre alcune curiosità.



Definisci che cos'è per te la Museum Experience in tre parole:


Generalmente visito un museo per farmi raccontare qualcosa che non conoscevo o per approfondirlo da un punto di vista diverso: l'auspicio è che mi dia la possibilità di approfondire la conoscenza di qualcosa che vada oltre la sola dimensione estetica. Mi piace approfondire il lato umano, sociale ma anche biografico e storico che giace dietro ad una vicenda come quella della famiglia Cervi, piuttosto che rispetto ad una mostra di un pittore.

E non credo che un museo debba legare questa sfera alla sola presenza di una guida o allo studio pregresso di chi lo visita, ma che debba stimolarlo attraverso molteplici supporti.





Per approfondire: I sette fratelli Cervi, film del 1968, diretto da Gianni Puccini e ispirato alla storia dei fratelli Cervi, simbolo della Resistenza italiana. Aldo Cervi, uno dei fratelli, è interpretato da Gian Maria Volonté, uno dei migliori attori della storia del cinema italiano. Il link rimanda alla piattaforma Rai play, buona visione!

  • LinkedIn Social Icon
  • Facebook Social Icon
  • Instagram Social Icon