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  • claudia annechini

Perché proporre “pillole museali”?




Perché proporre "pillole museali"?

Perché, si sa, i musei sono un po noiosi.

Bene parlarne si, ma a piccole dosi.

Sarebbe un grosso errore per me, da professionista, indurre nei lettori una Museum fatigue digitale, uno stato di affaticamento fisico o mentale causato dall'essere bombardati di informazioni durante le esperienze di mostre in musei e istituzioni culturali, senza mai potersi fermare, per ore e ore. Questo termine esiste perché ci sono stati ricercatori, come me, che si ponevano domande utili, ma non utilissime, ad esempio: cosa prova una persona mentre vive un esperienza di tipo culturale? In questo blog vorrei parlare proprio di questo, della psicologia del visitatore: cosa gli piace, cosa non gli piace, cosa gli piaceva ma ora non gli piace più e cosa gli piacerà, si presume, un giorno.

Detta cosi, l'esperienza museale sembra una banderuola al vento del capriccio del visitatore e un po lo è. Ma è anche il frutto del lavoro di tante persone: manager, designer, ricercatori, curatori, educatori, artisti che oggi si prodigano a creare queste importanti circostanze culturali di piacere e conoscenza,

che aiutano le persone a guardarsi un po dentro, un po attorno,

un po al passato, un po al presente...

Sarà possibile racchiudere la loro professionalità in "pillole"?

Brevi interviste: qualche domanda, qualche risposta, un post.