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  • claudia annechini

Nella contemplazione nasce la relazione.


Valeria Marchi, Mediatrice museale

Parlaci di te.

Valeria Marchi, mediatrice museale.


Descrivi il tuo lavoro.

Lavoro come mediatrice museale per l'Area Educazione e Mediazione del Mart - Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, occupandomi di condurre laboratori didattici e visite guidate alle mostre e alle collezioni.


Com'è nata la tua vocazione per questo lavoro?

Durante il percorso universitario, per passione.


Quale tipo di conoscenza richiede il tuo ruolo?

Conoscenze di storia dell'arte, filosofia, pedagogia e didattica dell'arte e con l'arte, conoscenze sul pensiero estetico.


Quale tipo di competenza richiede il tuo ruolo?

Pensiero creativo, elasticità, capacità di conduzione di diverse tipologie di gruppi (di visitatori ndr.), ascolto, problem solving, team working.


L'aspetto più difficile della tua professione.

Uno degli aspetti più difficili della mia professione è la mediazione dei conflitti che si possono generare durante un'attività museale. Possono essere conflitti interni alla classe e precedenti la mia mediazione (che risalgono dunque a relazioni problematiche insite nel gruppo), ma possono essere anche conflitti o criticità che nascono nel museo davanti alle opere: ragazzi che sono ostili a priori rispetto ai contenuti e alle forme dell'arte contemporanea, ragazzi poco partecipativi o apparentemente indifferenti, situazioni di isolamento o di frammentazione nel gruppo, insegnanti che non condividono o non partecipano al metodo e al progetto educativo proposto nel museo. Insomma le casistiche sono davvero tante! Di base, cerco di affrontare le situazioni complesse lavorando sulle dinamiche di gruppo ma tento anche di avere una relazione a tu per tu con ognuno.


L'aspetto più stimolante.

Sviluppo di creatività e pensiero laterale, studio personale e continuo sui linguaggi dell'arte e sulla metodologia educativa. Esercizio e sperimentazione laboratoriale su tecniche e linguaggi dell'arte.


Quale tipo di Museum Experience offre l'istituzionale per cui lavori?

Il Mart predilige un'esperienza immersiva nei linguaggi dell'arte moderna e contemporanea, offre la possibilità di fare "fruizione attiva" delle opere d'arte delle collezioni e delle mostre temporanee, per favorire lo sviluppo del pensiero critico e di collegamento tra i saperi.


Fai un esempio di esposizione museale (o eventi correlati) alla quale hai contribuito, e che ritieni che abbia avuto un particolare successo sul pubblico.

La mostra "La guerrà che verrà non è la prima": laboratorio intitolato "Contatto" - correlato alla mostra in questione, ma anche sviluppato e testato sulle collezioni permanenti del museo - in cui il pubblico lavora direttamente con le opere in sala attraverso una pratica di lavoro relazionale ispirata al pensiero estetico di Nicolas Bourriaud.

I laboratori ispirati al lavoro di Marco Peri sullo sviluppo della sensibilità estetica sia attraverso il linguaggio che attraverso la corporeità e i sensi.


A tuo avviso qual è il modo più efficace per coinvolgere i visitatori nell'assimilare i contenuti di una mostra?

Metodo dialogico e pratica relazionale, lavoro attraverso il "reenactment" dell'opera (uso del corpo per immergersi nell'opera ri-attivandone i contenuti). Il metodo dialogico e relazionale è la stimolazione dei ragazzi o dei bambini a guardare un'opera ponendosi delle domande su di essa... da tutti i punti di vista, anche immaginando, per esempio, che qualcun altro si avvicini a quell'opera e costruendo insieme ciò che questa persona può pensare su di essa. D'altra parte, usare il corpo per entrare in un'opera e decifrarla è straordinariamente potente: ricordo di una classe di sedicenni che, davanti a dei video di Bruce Nauman della collezione permanente del Mart, realizza una sorta di performance "di risposta" alle due opere viste.


Come può il design della mostra aiutare il visitatore in questo processo?

Possono aiutare: la presenza di aree di sosta per sviluppare il pensiero e l'osservazione davanti alle opere, le didascalie ragionate chiare ma non banali (sia grazie al layout che grazie ai contenuti raccontati), lo spazio della mostra (sale espositive che permettano il movimento più libero possibile tra le opere esposte).


In che modo le pratiche digitali contemporanee possono aiutare la Museum Experience?

Attraverso la possibilità di costruire la propria visita davanti alle opere e approfondire i contenuti della mostra (per esempio con tablet o similari), attraverso l'utilizzo di dispositivi che sollecitino altri sensi (ad esempio cuffiette per la musica), l'uso di applicazioni come Telegram che possono arricchire l'esperienza museale.


Qual è l'ultima sfida che l'esperienza di visita lancia a professionisti come te?

Il coinvolgimento estetico e intellettuale del visitatore e l'avvicinamento al museo, inteso come spazio familiare, più vicino alla vita di quel che si pensi.


Consiglia un museo/mostra ai nostri lettori.

Consiglio ovviamente il museo in cui lavoro ma accanto a questo inserisco sempre la Fondazione Prada di Milano e la sua sede Veneziana con l'Hangar Bicocca e il Museo Fortuny di Venezia, sempre ricchi di stimoli visivi e intellettuali e dagli spazi espositivi bellissimi.



Tre parole per descrivere la tua Museum Experience ideale.

Contemplazione/osservazione, immersione, partecipazione.





Per approfondire: guarda Valeria in "Facce da mediatori, facce da IGTV" una serie di video che vede protagonisti i mediatori culturali del MART e della loro opera preferita. Vai sul canale TV di @MartMuseum