• claudia annechini

La beffa e il Bello, al mio ritmo e al mio passo.


Chiara Riccobene, ingegnere matematico.

Parlaci di te. Chiara Riccobene, Ingegnere


Di quale mostra ci vuoi parlare oggi? La mostra di cui voglio parlare è Threasures from the Wreck of the Unbelievable, di Damien Hirst, che si è tenuta a Venezia in due centri espositivi: Punta della dogana e Palazzo Grassi. In teoria la mostra esponeva i tesori di una nave "l'incredibile" di epoca greco-romana che trasportava la gigantesca collezione di opere d'arte di un liberto arricchito, sarebbe affondata e ritrovata ai giorni nostri in un fondale marino. Durante la mostra venivano anche proiettati dei video del ritrovamento e delle operazioni di recupero. Ero curiosa di vedere questa mostra perché in realtà si tratta di un falso esposto ma non dichiarato. Tutta la storia e le opere d'arte sono dei fake, più o meno sfacciatamente.


Quale oggetto esposto ha catturato maggiormente la tua attenzione? Difficile scegliere in una tale vastità e varietà di oggetti esposti. Di sicuro mi hanno colpito certe opere gigantesche come la riproduzione di una ruota maya con le sue finte incrostazioni marine. O il gioco di riproduzione di uno stesso oggetto fatto con materiali diversi come la testa di medusa o l'unicorno. In generale non credo che la mostra valesse per un oggetto in particolare ma per la folle idea che ci stava dietro.


Hai imparato qualcosa di nuovo? La mostra era un enorme percorso didattico attraverso epoche e tecniche. Forse l'apporto più prezioso era l'esercizio mentale che costringeva a fare per cercare di capire quale fosse la menzogna, il particolare anacronistico, impossibile eppure plausibile dietro ogni singola opera e descrizione esposta. Non sono certa di averle colte tutte, anzi sono sicura che un secondo giro non sarebbe stato vano.


Ti sei sentita coinvolta emotivamente dai contenuti della mostra? Parte tutto da un grande déjà vu, il formato ricorda i vecchi musei archeologici che si andavano a visitare da bambini, le opere sono di tutte le epoche storiche studiate a scuola. È un continuo riconoscere e/o riscoprire, ma allo stesso tempo ci sono oggetti assurdi che divertono:topolino rappresentato in una statua come amico del collezionista. Bazinga d'oro ricoperto di incrostazioni marine e presentato come oggetto di enorme valore. C'è tenerezza nel ritrovare cose e rappresentazioni già viste, curiosità per quelle che si conoscono poco e su cui ci possono imbrogliare di più, divertimento nel scoprire l'inganno o le citazioni dal pugnale di rambo in mezzo alle spade romane al tatuaggio di Ryanna sul busto di una dea egizia.


Hai visitato la mostra da solo o con qualcuno? Ho visitato le due parti della mostra con gruppi di amici diversi. In generale amo condividere le visite con amici e persone a me care, anche se apprezzo molto anche il piacere di una mostra scelta e assaporata al mio ritmo e al mio passo. In questo caso il fatto di essere in compagnia è stato prezioso. Là dove non vedevo nulla qualcuno mi faceva notare un ulteriore dettaglio, avrei perso metà della bellezza della mostra senza averla condivisa.


Cosa hai pensato riguardo l’ architettura del museo? I due spazi espositivi sono in questo senso molto diversi. Punta della dogana ha un allestimento molto più recente, con spazi molto grandi e luminosi. Palazzo Grassi ha un'impostazione molto più classica invece, forse un po' più buio e ostico in certi versi. Ma entrambi gli spazi erano in qualche modo giusti per la mostra. Essendo una mostra che ha avuto molto seguito gli spazi a volte risultavano un po' affollati.


Come hai trovato il design espositivo? Pochi i supporti digitali a parte i video sottomarini. I contenuti e le didascalie invece erano fondamentali perché facevano parte della costruzione dell'illusione, per "esigenze di copione" ricalcavano però la struttura classica dei musei archeologici.


Cosa della mostra ti è piaciuto e cosa non ti è piaciuto? Mi è piaciuta l'idea, i contenuti e le opere.


Che sensazioni ti ha lasciato questa mostra? Mi sono divertita, sono uscita con voglia di saperne di più, di ricordare e rileggere cose che avevo dimenticato e anche con la sensazione di aver visto comunque del "bello".


Definisci che cos'è per te la Museum Experience in tre parole.

Impronta, condivisione, trasformazione



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