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  • claudia annechini

Il museo riecheggia digitale (e al femminile).

Camilla Crescini, founder & owner @girlsinmuseums


Parlaci di te. Camilla Crescini, Social Media & Creative Content Head in the Beauty Industry.


Ti definiresti un "Museum Lover"? Sì certo, la cultura fa parte della mia vita da sempre e con @girlsinmuseums siamo stati tra i primissimi account a riportare l'esperienza dei visitatori e di tutti i professionisti in ambito culturale sui social media.


Perché ami frequentare gli ambienti museali? Qualsiasi risposta a questa domanda sembrerà banale, ma frequentare musei, gallerie d'arte e luoghi di cultura in generale è la cosa che amo di più fare nel mio tempo libero perché mi permette di scoprire sempre cose nuove, documentarmi sul nostro passato, il nostro presente e il futuro, scovare tecniche, artisti e molto altro che prima mi erano sconosciuti e immergermi nella bellezza. Sono un'onnivora culturale: mi piace visitare, guardare, ascoltare qualsiasi cosa perché più di tutti, il vero motivo per cui ancora oggi dopo 12 ore di lavoro amo visitare un museo è sempre quello più importante: trarre ispirazione grazie a punti di vista diversi.


Perché secondo te il pubblico ama seguire le tue attività? Credo che la grande fortuna di #girlsinmuseums sia dovuta alla sua capacità di aver intercettato una richiesta inascoltata e essersi posizionata prima di tutti gli altri in una nicchia, quella delle donne, ragazze, studentesse, mamme, lavoratrici che prima di essere connotate dal loro genere sono persone appassionate di arte. Riusciamo ogni giorno a parlare di un argomento molto delicato, quello del gender gap, in maniera leggera ma pregnante grazie ai contributi di chi questo gap lo vive ogni giorno sulla propria pelle.

Ad esempio, per tutto il mese di marzo, ci siamo unite al National Museum of Women Arts e ad altre settanta realtà culturali per condividere contenuti riguardanti le artiste donne. La campagna, che si chiama #5womenartists, ha portato alla luce l’amara scoperta che difficilmente si riesce a menzionare il nome di cinque artiste donne. Questo ha fotografato una preoccupante mancanza anche nella storia dell’arte, che privilegia la narrazione e lo studio di artisti uomini. I social media permettono a qualsiasi soggetto culturale di entrare in contatto con i propri pubblici attraverso modalità creative e innovative. I musei e le fondazioni in tutto il mondo hanno iniziato ad utilizzare questi strumenti come piattaforme di condivisione per avvicinare e sensibilizzare il pubblico online grazie a una nuova esperienza interattiva. Questa più ampia condivisione di conoscenza rende #girlsinmuseums differente rispetto a modelli più tradizionali di comunicazione e di raggiungimento del pubblico. La forza di #girlsinmuseums sta nel ripensarsi continuamente, nel trovare sempre nuove proposte per coinvolgere il nostro pubblico.


Quali sono i costi di questo account al femminile?

Lo facciamo a costo zero: per ora non abbiamo speso neanche un centesimo, senza per questo dover scendere a compromessi e abbassare la qualità dei contenuti e la ricchezza della nostra iniziativa. Certo, il tempo speso è moltissimo e la programmazione richiede molta attenzione e molto lavoro ma i nostri sforzi vengono ripagati dall’entusiasmo di chi scopre #girlsinmuseums, dalla nostra passione e dalla nostra tenacia. Credo sia un segnale significativo anche questo. La nostra generazione ha tanta voglia di fare, di realizzare e di portare avanti qualcosa eppure ci scontriamo immancabilmente e inevitabilmente con problemi che non si possono trascurare: la mancanza di budget, gli iter burocratici, i costi in entrata molto alti (soprattutto per iniziative in ambito culturale). #girlsinmuseums è la dimostrazione che le idee e la forza di volontà possono aggirare qualsiasi ostacolo.


Qual'è l'aspetto migliore/peggiore dell'essere un influencer culturale? Non mi definirei una "influencer culturale". Credo che il termine sia riduttivo e che porti a diversi misunderstanding. @girlsinmuseums è molto più di un semplice account su Instagram: stiamo mettendo molte energie e speranze per trasformare #girlsinmuseums nella nostra professione full time. Stiamo lavorando al nostro sito web, che stiamo cercando di progettare e realizzare in autonomia e portiamo le attività di #girlsinmuseums anche offline con una serie di eventi e progetti in collaborazioni con molti musei e brand diversi come, tra gli altri, La Galleria Nazionale di Roma, Pérez Art Museum Miami, Kunsthalle Mannheim, Marta Herford, Blain|Southern, Non Finito Gallery, Melissa e Frescobaldi. #girlsinmuseums è una vera e propria creative agency con lo scopo di avvicinare tutti gli operatori all’interno del mondo della cultura e non solo (dalle gallerie alle case editrici, dai brand fashion a quelli di food e lifestyle) al mondo dei social network portati avanti con professionalità, creatività e visione strategica.


In quale modo contribuisci alla vita della comunità museale? Con le attività quotidiane di @girlsinmuseums. La content curation dell’account è sicuramente un aspetto essenziale e imprescindibile di #girlsinmuseums e vogliamo lasciare il processo di selezione il più genuino possibile perché viene fatto giorno per giorno, a seconda delle nuove entries e delle novità. Grande peso lo hanno anche le nostre Stories, il format tramite il quale, oltre ai post, approfondiamo vari argomenti ed exhibition.


Qual'e stata la collaborazione più interessante che hai instaurato con un museo/una mostra? Ogni collaborazione è unica e importante: ogni nostro progetto è tailor made e pensato, studiato e organizzato per rispondere alle esigenze precise di ogni soggetto coinvolto. Molti cambiamenti sociali, culturali ed economici stanno trasformando il senso e il significato delle istituzioni culturali. Il museo, la galleria e l’opera d’arte non sono più solo spazi chiusi da andare a visitare e da vedere, ma devono essere considerati come una metafora attraverso la quale la società simboleggia la relazione con la propria storia e con le altre culture. Quindi ecco che l’arte diventa il luogo privilegiato per sperimentare strategie di comunicazione innovative.


Come definiresti la relazione tra musei e pubblico oggigiorno? Sicuramente è sempre più esperienziale e partecipativa.


Come possono le tecnologie digitali creare dinamiche relazionali positive tra museo e pubblico? Alcuni studi di Silverstone, Hooper-Greenhill, Pearce sottolineano il ruolo dei musei e dei luoghi d’arte come comunicatori. Attraverso le collezioni e le mostre e attraverso la promozione della storia dell’arte, i musei e le fondazioni influenzano la cultura e la società. Allo stesso modo, gli artisti e i musei possono scegliere i social come strumento di promozione per sé stessi, ovviamente tenendo presente che il contatto con il visitatore (il cosiddetto Social Media Engagement) è oggi fondamentale per avere una presenza non solo offline ma anche online.

Da quando esiste, il web è sempre stato percepito come uno strumento che collega le persone, e il concetto si è ampliato dopo la nascita del Web 2.0 e la comparsa dei social media hanno trasformato le persone da fruitori di contenuti in produttori e curatori. Quindi il potenziale per i musei è enorme, soprattutto in termini di engagement, di brand awareness e di brand image.

Grazie ai social network, un museo ha la possibilità di condividere in rete i propri contenuti più interessanti, creativi e aggiornati – come video, fotografie, eventi. Allo stesso tempo però, gli utenti possono partecipare, commentare e perfino creare contenuti a loro volta. E questo è un grande vantaggio che i musei non stanno cogliendo ancora a pieno: utilizzare quelli che #MElovers ha definito "Influencer culturali" per loro potrebbe essere la chiave di volta per espandere il proprio network di visitatori e arrivare anche a più persone di diversi target.


Come possono le tecnologie digitali creare delle esperienze più accessibili per tutti?

I social network, e il digital in generale (pensiamo solo alle possibilità infinite della prossimità geografica tramite localizzazione) sono oggi il modo più semplice e rapido che i musei hanno per raggiungere nuovi utenti e quindi anche turisti, nuovi pubblici o semplicemente passanti. La cosa forse ancora più importante, è la possibilità offerta dai social network di creare un dialogo del tipo “molti a molti” con gli utenti che fanno parte di una determinata comunità.

Definisci che cos'è per te la Museum Experience in tre parole. Ispirazione, bellezza, arricchimento.




Silverstone, R. (1992). The medium is the museum: on objects and logics in times and spaces. Museums and the public understanding of science, 34-42.

Hooper-Greenhill, E. (1995). Museums and communication: an introductory essay. Museum, media, message, 1(1).

Pearce, S. M. (Ed.). (1995). Art in museums (Vol. 5). A&C Black.