• claudia annechini

Dinamiche sinergiche, miglioramento continuo.

Silvia Nicolis, Presidente del Museo Nicolis

Parlaci di te. Silvia Nicolis, Presidente del Museo Nicolis


Descrivi il tuo ruolo all'interno del museo. Dal 2000, anno della sua fondazione, sono Presidente del Museo Nicolis dell’Auto, della Tecnica e della Meccanica. Il Museo è il “sogno lungo una vita” di mio padre Luciano Nicolis, che l’ha creato con l’intento di condividere con il pubblico la sua passione per capolavori di tecnica e stile, che ha ricercato e raccolto in tutto il mondo: qui sono custodite automobili, motociclette, biciclette, ma anche strumenti musicali, macchine fotografiche e per scrivere, numerosi rarissimi memorabilia, tutte opere molto selezionate dell’ingegno umano. Il mio impegno è da sempre quello di far crescere costantemente l’immagine del Museo, come in un’impresa culturale di eccellenza, destinata a far conoscere al mondo la tradizione italiana per la meccanica e l’innata vocazione per l’arte e la bellezza, consolidando così un processo di internazionalizzazione.


Com'è nata la tua vocazione a questo ruolo? E’ nata con me, mi accompagna fin dalla culla! All’inizio mio padre Luciano mi coinvolgeva attivamente nelle sue ricerche, riuscendo a trasformare questo impegno in un vero “gioco da ragazzi”. Negli anni il “gioco” è diventato una vera e propria missione e passione per il collezionismo più ricercato, tanto da condividere con lui l’idea di creare questo Museo molto speciale rivolto alla collettività.


Quale tipo di conoscenza richiede il tuo ruolo? Per ricoprire al meglio un impegno così multiforme è indispensabile, come sempre, una profonda conoscenza della storia della società, espressione che ha prodotto le straordinarie opere d’arte che compongono le collezioni, accompagnata dalla interpretazione delle peculiarità tecniche di ogni elemento del patrimonio con l’interazione scientifica che esiste fra loro. Inizialmente lo stimolo principale è stato l’entusiasmo e la passione che mio padre mi trasmetteva; successivamente è stato naturale sviluppare una propensione per lo studio con preferenza per i testi specialistici. Ho avuto inoltre il raro privilegio di approfondire molte conoscenze su argomenti che generalmente esulano dai libri, attraverso il costante rapporto con i massimi esperti di settore, storici, collezionisti e restauratori, che da sempre hanno frequentato il nostro Museo come un accademia di cultura e buon gusto.


Quale tipo di competenza richiede il tuo ruolo? Ho maturato l’attività professionale nel Gruppo Lamacart, azienda di Famiglia, della quale sono socio e amministratore insieme a mio fratello Thomas. L’attività industriale è una vera e propria palestra per sviluppare le competenze necessarie, anche nella gestione manageriale di un Museo, che nella fattispecie, si caratterizza come un vero e proprio museo d’impresa. La gestione del team e la capacità di cogliere nuovi stimoli, sono aspetti fondamentali del mio ruolo, che ho sempre cercato di coltivare e trasmettere. Sono anche membro del board di Museimpresa, con la qualifica di Vicepresidente, molto appassionante e coinvolgente, che mi permette fra l’altro, di acquisire e condividere nuove e interessanti competenze.


L'aspetto più difficile della tua professione. Conciliare l’attività industriale con quella museale per mantenerle ad un livello di eccellenza, cercando dinamiche di sinergia e miglioramento continuo, mettendo sempre al centro l’aspetto sociale di sostenibilità, la promozione della cultura, la valenza storica e l’immagine, attraverso la proposizione delle variegate collezioni del Museo che configurano più di duecento anni di pensiero scientifico. Quindi, più che una difficoltà, è una autentica sfida.


L'aspetto più stimolante. Cercare sempre di intraprendere nuovi percorsi con l’opportunità di promuovere la cultura, l’arte e la bellezza, attraverso le collezioni che il Museo ha la fortuna di custodire. A mio parere il networking fra le imprese, è fondamentale per lo sviluppo di nuove possibilità, anche in ambito museale, per trasmettere certi valori di forte spessore sociale.


Quale tipo di Museum Experience offre l'istituzionale per cui lavori. Il Museo Nicolis è unico nel suo genere, un vero e proprio museo d’impresa che narra la storia della tecnologia e del design del XX secolo. Offre al visitatore la possibilità di scoprire le invenzioni dell’uomo e di declinarle in ogni possibile interpretazione, con infinite chiavi di lettura. Le otto collezioni si succedono secondo un emozionante percorso espositivo che sorprende e incuriosisce anche il visitatore più esigente.


Fai un esempio di esposizione museale (o eventi correlati) alla quale hai contribuito, e che ritieni che abbia avuto un particolare successo sul pubblico. Exhibition Vespa: 70 anni per 70 modelli. Al Museo Nicolis è stato celebrato il mito della Vespa Piaggio, che ha conquistato il mondo e accompagnato la gioventù di tre generazioni. La Vespa è un simbolo che si arricchisce sempre di nuovi significati. 70 anni di storia che raccontano la rinascita del nostro Paese, l’emancipazione, la libertà; inoltre porta con sé milioni di storie individuali: i pomeriggi dopo la scuola, i concerti, gli amori adolescenziali... E’ un concentrato dell’eccellenza del made in Italy. La mostra è stata realizzata con il supporto del Registro Storico Vespa, con il Vespa Club Italia e con il patrocinio della Fondazione Piaggio.


A tuo avviso qual è il modo più efficace per coinvolgere i visitatori nell'assimilare i contenuti di una mostra? Un modo che ritengo efficace per stimolare il visitatore, è quello di creare un’atmosfera immersiva, ovvero offrire un’esperienza coinvolgente e sorprendente. In una mostra l’ambientazione, la presentazione e la successione congruente di pregiati materiali, è fondamentale; serve caratterizzare la scena con un particolare richiamo all’epoca a cui si riferisce, attraverso l’iconografia e un’impronta originale che trasporti il pubblico lungo un vero e proprio viaggio nel tempo.


Come può il design della mostra aiutare il visitatore in questo processo? Il design, la progettazione e la cura del percorso espositivo, che vanno sempre affidati a professionisti, sono fondamentali per l’impatto sul visitatore e per la comprensione della proposta: culturale ma anche emotiva e coinvolgente. I materiali saranno sempre di grande qualità e basati su ricerche approfondite: il design avrà il compito di esaltare tutte le sfaccettature del contenuto e l’effetto scenico. Non sempre un uso massiccio delle tecnologie più avanzate si rivela efficace. Molto spesso è una scelta filosofica come nel nostro caso, dove una comunicazione induttiva risulta anche più empatica. E’ importante per chi progetta una mostra, calarsi nei panni di un visitatore curioso, attento e preparato, aperto a nuovi stimoli, per cercare di rendere evidenti le sfumature più interessanti, spesso poco visibili, seguendo concetti di semplicità, immediatezza e comprensibilità, ma anche di rigore storico e scientifico.


In che modo le pratiche digitali contemporanee possono aiutare la Museum Experience? Il tema è ricorrente e al centro di molti dibattiti da diversi anni a causa dell’effetto “distraente” che le tecnologie digitali possono esercitare sul visitatore, specialmente quando si hanno a disposizione materiali di straordinario contenuto storico e artistico. La Museum Experience può essere arricchita dai nuovi strumenti digitali attraverso le opportunità di approfondimento e di connessione globale che il visitatore può sperimentare, purché sia supportato da programmi realizzati su misura per ogni dimensione espositiva.


Qual è l'ultima sfida che l'esperienza di visita lancia a professionisti come te? La sfida è quella di riuscire a coinvolgere totalmente ogni tipologia di visitatore, oggi esigente e culturalmente ricettivo, concedendogli strumenti di soddisfazione, con in più il desiderio di ritornare per una nuova esperienza, perché piacevolmente sorpreso e con un senso di benessere interiore. Quindi, non solo chi cerca quello che già conosce e che fa parte del suo vissuto, come avviene spesso, ma proponendo valori assoluti a chi, vive il mondo “classico” come proiezione del futuro. Il nostro percorso museale, infatti, non è una semplice esposizione, ma un labirinto di opportunità declinate in un racconto variegato, speciale e senza tempo, che partendo dalla vita e dalle aspirazioni del Fondatore, attraversa la storia della società.


Consiglia un museo/mostra ai nostri lettori. Se devo cimentarmi in un suggerimento equilibrato, vorrei riferirmi a modelli i cui contenuti e l’esperienza che ne deriva, siano di indiscusso rigore artistico, scientifico e culturale. In tal caso la citazione diventa di totale latitudine sociale. A questo punto non ci sono elementi di minor valore e il risultato complessivo sarà universalmente comprensibile; questo vale per una mostra ridotta a un solo elemento di grande spessore, come per una esposizione con un registro più complesso. Spesso chi propone certi criteri, che hanno diverse affinità con i nostri obiettivi e ai quali, a mio parer, e tutti dovrebbero tendere, sono strutture che non concedono niente all’improvvisazione e al kitsch. Possiamo parlare della Galleria degli Uffizi, del Louvre, del MoMA, del Guggenheim, del MART, senza una particolare classifica, ma tutti con un cospicuo patrimonio di grande valore intrinseco che custodiscono e propongono in relazione a temi ricorrenti di alto contributo artistico e culturale. Sono quelli che lasciano ad ogni interlocutore un senso di intima soddisfazione, per sempre.


Tre parole per descrivere la tua Museum Experience ideale. La Museum Experience ideale è ogni volta unica nel suo genere, ma sempre in grado dì percorrere i miei sensi e sollecitare le mie aspirazioni, per arricchirmi attraverso i capolavori dell’umanità.

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