• claudia annechini

Ciascuna persona, con la propria sensibilità, può.


Sono Marco Peri, storico dell’arte, educatore museale e ricercatore

Parlaci di te. Sono Marco Peri, storico dell’arte, educatore museale e ricercatore


Nell'ambito della ricerca su musei e pubblico, qual è la tua maggiore area di interesse? Come educatore museale la mia attenzione è rivolta verso il pubblico con l’obiettivo di creare occasioni efficaci d’incontro con l’arte contemporanea. Uno dei temi che principalmente mi interessano è provare a immaginare nuovi modi di vivere l’esperienza del museo. Soprattutto mi impegno per provare a superare gli stereotipi e i cliché ed innovare le pratiche di relazione tra pubblico e arte nel museo. Al centro c’è l’educazione estetica e la ricerca di nuove pratiche pedagogiche per il nostro tempo. La mia ricerca, in costante aggiornamento, si concentra sulla sperimentazione di attività interdisciplinari tra arte e educazione. “Educare con l’arte” significa per me approfondire le contaminazioni tra diversi linguaggi: teatro, danza, musica, letteratura e poesia per tentare ibridazioni con i campi del sapere del museo d’arte visiva.


Spiegaci come queste ricerche possono contribuire al presente dei musei e del loro pubblico. Progetto e sviluppo percorsi educativi per i musei e corsi di aggiornamento per insegnanti e operatori. Sono convinto che il museo contemporaneo sia uno spazio culturale pieno di possibilità. Il luogo ideale per immaginare e mettere alla prova nuove occasioni per generare e condividere cultura plurale. Considero ogni museo un grande “ipertesto” da attraversare per incontrare i temi e le questioni principali del presente, per entrare in relazione con il passato e per costruire nel pubblico la fiducia per immaginare il futuro. Le mie attività mirano a rinnovare nei visitatori l’idea che il museo sia un centro vivo per la crescita sociale, per questo sono rivolte in modo trasversale a tutti i pubblici: dai piccoli visitatori alle famiglie, agli adulti. Tra i miei progetti figurano visite immersive e sensoriali, esperienze museali partecipative e performative e visite guidate non convenzionali.


Qual è l'aspetto più impegnativo del tuo lavoro? Sono un ricercatore indipendente che lavora in collaborazione con diverse realtà. Da un lato questa indipendenza mi offre una posizione privilegiata per confrontarmi con molti professionisti e la libertà di approfondire i temi che più mi interessano. Dall'altro lato però devo progettare costantemente nuove opportunità per tenermi aggiornato in una prospettiva internazionale. Inoltre, come ricercatore indipendente, non legato a istituzioni o università, talvolta incontro difficoltà per diffondere gli esiti delle mie esperienze. C’è bisogno di fare più rete tra professionisti per la condivisione di pratiche e per riflettere insieme.


E quello più stimolante? Come consulente e formatore per l’Educational nei musei ho l’opportunità di collaborare con realtà grandi e piccole e l’occasione di incontrare professionisti/e da tutta Italia. Questa dimensione di ricerca mi offre una prospettiva davvero interessante per mappare lo stato attuale e cogliere sempre nuove direzioni. Inoltre, nel ruolo di educatore museale, per me è particolarmente stimolante la dimensione educativa “informale” del museo per l’opportunità di interagire con gruppi eterogenei di persone.


Secondo le tue ricerche, quali caratteristiche dovrebbe avere una Museum Experience di successo? C’è bisogno di coinvolgere il pubblico in maniera attiva. L’esperienza del museo dovrebbe intrecciarsi in maniera sostanziale con la vita delle persone che lo visitano. Ciascuna persona deve essere messa in condizione di abitare il museo per vivere un’esperienza di conoscenza che non sia unicamente cognitiva e razionale ma che solleciti anche le risorse emotive, immaginative e sensoriali. L’esperienza del museo dovrebbe essere inoltre ‘relazionale’, cioè favorire l’incontro e gli scambi tra le persone in molteplici direzioni.


Dammi una definizione di visitatore museale. Il visitatore o visitatrice ideale non esiste, ciascuna persona che entra nel museo porta con sé le proprie aspettative, le proprie capacità, le proprie memorie personali. Prediligo i visitatori aperti e curiosi ma mio lavoro di mediatore è di provare a costruire occasioni di conoscenza affinché ciascuna persona, con la propria sensibilità, possa compiere un’esperienza importante e trasformativa.


I musei e i pubblici contemporanei hanno una dimensione sia reale che digitale: trovi entrambe d'ispirazione per le tue ricerche? Il mio lavoro si muove principalmente nella dimensione reale del museo. Lo spazio delle mie azioni è nell'incontro vivo e diretto con le opere originali all'interno dei luoghi espositivi. Uno spazio di relazione concreto che talvolta può far uso di dimensioni digitali come dispositivi per rendere la comunicazione più efficace. In ogni caso sono convinto che il museo contemporaneo debba vivere appieno il proprio tempo approfittando delle opportunità innovative e digitali che il presente mette a disposizione. Spesso si cade nell'errore di considerare la dimensione digitale e quella reale come separate, io sono convinto che per i giovani di oggi non esista alcuna differenza perché sono entrambe dimensioni della vita quotidiana.


Quale aspetto degli ambienti museali, dell'architettura e del design degli spazi, ti interessa di più? Sono particolarmente interessato al tema dell’inclusione, in termini di accesso ‘fisico’ e ‘culturale’ ai contenuti del museo. Apprezzo i musei che non trascurano nessun tipo di visitatore, bambino, adulto, straniero, con handicap, eccetera. Il museo contemporaneo per me è un formidabile spazio per le relazioni e per la costruzione di cultura condivisa perciò deve avere caratteristiche che favoriscano l’incontro e gli scambi. Viviamo immersi in un contesto ricco e stimolante, tuttavia i musei si presentano spesso come luoghi freddi e silenziosi, il mio auspicio è che i luoghi espositivi diventino spazi sociali vivi e dinamici come una piazza.


L'apprendimento nei musei ha molti benefici per il suo pubblico, dicci il più significativo per te. Al museo possiamo esplorare la complessità e attraversare i linguaggi. L’esperienza del museo può essere davvero significativa se oltre a fornire un’occasione di approfondimento sui contenuti esposti, genera nel pubblico interesse verso il piacere della conoscenza.


Raccontaci la Museum Experience che reputi più importante per la tua professione di ricercatore. Alla Manchester Art Gallery c’è un 'public program' dedicato alla pratica della meditazione Mindfulness tra le opere del museo. L’obiettivo è offrire al pubblico un’opportunità per essere presenti e consapevoli, utilizzare pienamente le proprie risorse cognitive, sensoriali ed emozionali per vivere un’esperienza museale (e di vita) più ricca e completa. È stata per me l’occasione per capire l’importanza dell’educazione estetica come strumento per migliorare complessivamente l’esperienza di conoscenza. Questa Museum Experience mi ha insegnato a coinvolgere il pubblico a partire dal proprio corpo come strumento principale per conoscere e per conoscersi.


Consigliaci un libro o un articolo che possa aiutarci ad approfondire le ricerche di cui ti occupi. Teaching in the Art Museum: Interpretation as Experience” di Elliott Kai-Kee e Rika Burnham, Credo sia un contributo davvero interessante nel settore Educational perché rende visibili le esperienze d’apprendimento e i processi di progettazione delle attività educative. Offre molti spunti per riflettere su ruoli e strumenti per fare educazione museale in modo critico e innovativo. Ho letto questo libro qualche anno fa e ho trovato una sponda teorica che ha molte affinità con l’approccio delle mie ricerche educative.



Descrivi la Museum Experience del futuro in tre parole. * Significativa, coinvolgente e trasformativa

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